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“MA ESSA NON CADDE”: Il discorso alla città e alla diocesi dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini

«L’impressione del crollo imminente della civiltà, della rovina disastrosa della città segna non raramente anche la storia di Milano. Possiamo anche oggi riconoscere segni preoccupanti e minacce di crollo e possiamo domandarci: veramente il declino della nostra civiltà è un destino segnato? Ci sarà una reazione, una volontà di aggiustare il mondo, un farsi avanti di uomini e donne capaci di sognare, di impegnarsi, di contribuire a una vita migliore per la casa comune? Per Ambrogio ciò che caratterizza i cristiani è proprio la decisione di porre Gesù, Figlio di Dio e Signore del cielo e della terra, come fondamento per una costruzione che non solo sappia resistere alle tempeste ma possa anche trovare nuova vitalità, serenità, speranza». Monsignor Mario Delpini ha ricordato la centralità della figura di Ambrogio in apertura del Discorso alla città, pronunciato venerdì 5 dicembre nella Basilica di Sant’Ambrogio, alla presenza delle autorità civili, militari, agli esponenti del mondo economico e sociale di Milano e della Diocesi (QUI il testo integrale).

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“Verso una Camaldoli europea”, una tavola rotonda sul documento che si occupa di integrazione politica ed economica e futuro dell’Ue. “Il cammino per una Unione federale inizia dall’eremo dove i cattolici italiani si riunirono 82 anni fa, a guerra ancora in corso, per mettere le basi di una Costituzione che ripudia la guerra come strumento di composizione dei conflitti internazionali”, spiegano i promotori. “Sabato 13 settembre, nell’ottantesimo anno dalla pubblicazione del Codice di Camaldoli, è stato presentato al monastero di Camaldoli (Arezzo), ‘Un Codice per una nuova Europa’. La redazione del Codice è stata avviata per iniziativa dell’Associazione nuova Camaldoli anche in risposta alla sollecitazione del presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi, a realizzare una Camaldoli europea”. Alla stesura del nuovo documento hanno concorso oltre 100 docenti universitari ed esperti provenienti da diverse associazioni e movimenti ecclesiali e laici. Rivedi l’incontro qui: https://youtu.be/kMFoAUYO3q4

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IPSIA 40 – I Passi, gli Sguardi, l’Impegno, l’Azione. Dal Seme all’albero: quarant’anni di presenza attiva nel mondo

sabato 22 novembre Ipsia ha organizzato un incontro per ripercorrere la storia fatta di volti, progetti e idee che hanno dato forma alla loro identità e continuano a rientrare nel loro impegno nel mondo. Sarà l’occasione giusta per incontrare, ricordare fare festa ma anche per riflettere insieme sul futuro, in un tempo segnato da trasformazioni globali. Riflettere e confrontarsi su come rinnovare la scelta di costruire ponti, promuovere partecipazione, prendersi cura delle relazioni umane e sociali per rimuovere le cause che ingenerano disuguaglianze e ingiustizie, sarà la loro sfida. “IPSIA 40 – I Passi, gli Sguardi, l’Impegno, l’Azione. Dal Seme all’albero: quarant’anni di presenza attiva nel mondo” si articolerà in tre momenti fondamentali per permettere a tutti coloro che hanno contribuito a fare IPSIA in Italia e nel mondo di ritrovarsi e riconoscersi e a tutti coloro che vogliono saperne di più di iniziare a sentirsene parte. Ai fini di organizzare al meglio l’organizzazione e l’accoglienza è importante compilare il modulo di iscrizione al seguente link: https://forms.office.com/e/VZjvAgXVHi

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La rivoluzione incompiuta è un libro per chiunque voglia comprendere non solo dove va la Chiesa, ma come una delle più antiche istituzioni globali stia affrontando le sfide del XXI secolo. Un’opera che interroga credenti e non credenti sulle fragilità delle leadership contemporanee e sulla difficoltà di pensare il futuro dopo un papa diverso dai suoi predecessori. Per saperne di più clicca QUI

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Il posto che non c'è a Berlino

“IL PORTO CHE NON C’È” fa tappa a Berlino

La mostra Il porto che non c’è di Margherita Lazzati, prodotta da Galleria L’Affiche e Ambrosianeum, sbarca a Berlino dove sarà visitabile da domenica 5 ottobre 2025, presso la Trattoria ‘A Muntagnola. L’esposizione presenta undici fotografie che documentano il destino delle imbarcazioni utilizzate dai migranti per attraversare il Mediterraneo, sequestrate dalla Guardia Costiera e successivamente trasformate in opere d’arte e strumenti musicali nei laboratori carcerari italiani. Le immagini rivelano le dimensioni reali di queste imbarcazioni da pesca, utilizzate per trasportare un numero di persone cento volte superiore alla loro capacità progettuale, offrendo una prospettiva inedita su una realtà spesso rappresentata solo attraverso i media tradizionali. Margherita Lazzati torna a Berlino dopo dodici anni ospite de ‘A Muntagnola, per testimoniare l’accoglienza rappresentata da questo luogo per oltre quarant’anni. Scopri di più

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Tra la memoria e il presente, tra i ricordi e l’attività intensa sviluppata nel corso di un anno dedicato al centenario della nascita del priore in cui s’è raccolta una quantità inattesa di iniziative, Agostino Burberi racconta il “suo” don Milani, in queste pagine che toccano il cuore perché ci dicono quanto ancora quella vicenda sta generando nel presente e apra, senza posa, con determinazione spazi di futuro. Se vuoi saperne di più, clicca QUI.

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Ascoltare di più la città – Fabio Pizzul – Corriere della Sera

L’articolo a firma del nostro Presidente, Fabio Pizzul, sul Corriere della Sera del 29 Luglio scorso. ASCOLTARE DI PIÙ LA CITTÀ Ho trovato molto interessante e stimolante il commento del professor Pasini sulla Milano di oggi, una città unica in Italia, e forse in Europa, capace di essere attraente e di tracciare linee di sviluppo che qualche anno fa neppure immaginavamo. Nemmeno i più ottimisti avrebbero pensato che dopo Expo 2015 Milano potesse diventare città turistica, con tutto ciò che ne consegue. Anche la ripresa post-COVID, rapida e frenetica, non era prevenibile ed è andata molto al di là di quello che si immaginava potessero portare i soldi del PNRR, che a Milano, in fondo, non sono serviti più di tanto. Ha ragione il professor Pasini a sottolineare, però, il fatto che la città rischia di aver smarrito la capacità di tenere assieme le diversità e di garantire a tutti coloro che la vivono la possibilità di godere delle opportunità che è capace di offrire. Milano è città dalle tante occasioni, ed è per questo che risulta costi attraente, ma sta diventando anche la città delle tante frustrazioni e delusioni per tutti coloro che scoprono di non riuscire a inserirsi nei flussi finanziari che fanno giungere a Milano fiumi di denaro, soprattutto dai fondi internazionali, ma che ben poco lasciano sul territorio, preoccupandosi più di estrarre valore che di generare crescita diffusa. Mi pare, però, di dover aggiungere un aspetto che nell’analisi del professor Pasini è rimasto un po’ sullo sfondo, ma che consente a Milano di avere ancora qualcosa di originale da proporre rispetto a molte altre città. Dialogare con la cultura per recuperare la passione In città c’è una forte tradizione di approfondimento ed elaborazione culturale che negli ultimi anni ha lavorato sottotraccia, faticando a intercettare il dibattito pubblico di una città un po’ stordita dal successo e, talvolta, incapace di gestire lo sconforto di chi capisce di non farcela più. I centri di elaborazione culturale non sono scomparsi, fanno un po’ fatica a entrare nel giro delle week e degli eventi, ma continuano a proporre riflessioni che tentano di connettere memoria e futuro, vivendo un presente complicato da capire e difficile da gestire. Penso a realtà come la Casa della Cultura, il Centro San Fedele, il Centro Culturale di Milano, l’Umanitaria, le realtà che ruotano attorno al Circolo De Amicis, piuttosto che alla Fondazione Feltrinelli o la Fondazione Corriere della Sera. Tutte mantengono un forte radicamento e continuano a proporre riflessioni senza avere risorse sufficienti per ritagliarsi uno spazio adeguato nella città dei grandi eventi. Tutto questo, tra l’altro, avviene nella maggior parte dei casi “pro bono”, a differenza di quello che accade agli “esperti”. Non è un lamento, anche perché di lavoro e di soddisfazioni (non certo economiche) tutte queste realtà continuano ad averne, ma mi permetto di formulare, con un pizzico di sfrontatezza, un auspicio: la politica, che, diceva giustamente Pasini, dovrebbe riprendere il timone della città, potrebbe, mettendosi in dialogo con queste realtà, recuperare un po’ di passione e di amore per Milano.

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