Ascoltare di più la città – Fabio Pizzul – Corriere della Sera

L’articolo a firma del nostro Presidente, Fabio Pizzul, sul Corriere della Sera del 29 Luglio scorso.

ASCOLTARE DI PIÙ LA CITTÀ

Ho trovato molto interessante e stimolante il commento del professor Pasini sulla Milano di oggi, una città unica in Italia, e forse in Europa, capace di essere attraente e di tracciare linee di sviluppo che qualche anno fa neppure immaginavamo. Nemmeno i più ottimisti avrebbero pensato che dopo Expo 2015 Milano potesse diventare città turistica, con tutto ciò che ne consegue. Anche la ripresa post-COVID, rapida e frenetica, non era prevenibile ed è andata molto al di là di quello che si immaginava potessero portare i soldi del PNRR, che a Milano, in fondo, non sono serviti più di tanto. Ha ragione il professor Pasini a sottolineare, però, il fatto che la città rischia di aver smarrito la capacità di tenere assieme le diversità e di garantire a tutti coloro che la vivono la possibilità di godere delle opportunità che è capace di offrire. Milano è città dalle tante occasioni, ed è per questo che risulta costi attraente, ma sta diventando anche la città delle tante frustrazioni e delusioni per tutti coloro che scoprono di non riuscire a inserirsi nei flussi finanziari che fanno giungere a Milano fiumi di denaro, soprattutto dai fondi internazionali, ma che ben poco lasciano sul territorio, preoccupandosi più di estrarre valore che di generare crescita diffusa. Mi pare, però, di dover aggiungere un aspetto che nell’analisi del professor Pasini è rimasto un po’ sullo sfondo, ma che consente a Milano di avere ancora qualcosa di originale da proporre rispetto a molte altre città.


Dialogare con la cultura per recuperare la passione

In città c’è una forte tradizione di approfondimento ed elaborazione culturale che negli ultimi anni ha lavorato sottotraccia, faticando a intercettare il dibattito pubblico di una città un po’ stordita dal successo e, talvolta, incapace di gestire lo sconforto di chi capisce di non farcela più. I centri di elaborazione culturale non sono scomparsi, fanno un po’ fatica a entrare nel giro delle week e degli eventi, ma continuano a proporre riflessioni che tentano di connettere memoria e futuro, vivendo un presente complicato da capire e difficile da gestire. Penso a realtà come la Casa della Cultura, il Centro San Fedele, il Centro Culturale di Milano, l’Umanitaria, le realtà che ruotano attorno al Circolo De Amicis, piuttosto che alla Fondazione Feltrinelli o la Fondazione Corriere della Sera. Tutte mantengono un forte radicamento e continuano a proporre riflessioni senza avere risorse sufficienti per ritagliarsi uno spazio adeguato nella città dei grandi eventi. Tutto questo, tra l’altro, avviene nella maggior parte dei casi “pro bono”, a differenza di quello che accade agli “esperti”. Non è un lamento, anche perché di lavoro e di soddisfazioni (non certo economiche) tutte queste realtà continuano ad averne, ma mi permetto di formulare, con un pizzico di sfrontatezza, un auspicio: la politica, che, diceva giustamente Pasini, dovrebbe riprendere il timone della città, potrebbe, mettendosi in dialogo con queste realtà, recuperare un po’ di passione e di amore per Milano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *