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Lettera di Claudia Colla per il convegno su Jacques Delors

Milano, 7 febbraio 2024 Gentili autorità, gentili istituzioni, Signore e signori,non potendo essere presente oggi per un concomitante impegno della nostra Rappresentanza, desidero, attraverso questo messaggio, ringraziare il Presidente Fabio Pizzul della Fondazione Culturale Ambrosianeum per il gradito invito, estendendo a tutte le autorità e istituzioni presenti – e i partecipanti tutti – i saluti della Rappresentanza della Commissione europea a Milano. In queste settimane lo abbiamo visto, lo abbiamo letto, si sono ripercorsi i passi di Jacques Delors padre fondatore della moderna e attuale Unione europea. Nelle parole della Presidente Ursula von der Leyen, “siamo tutti eredi dell’opera della vita di Jacques Delors: un’Unione europea vivace e prospera”, rimane vivo e imperituro il suo operato e il suo ricordo. “Un’Unione europea vivace e prospera” appunto, ha desiderato il visionario Jacques Delors per il suo continente, martoriato dalla Seconda guerra mondiale e vittima di distruzione e violenza in ogni sua forma. La sua convinzione era orientata verso l’obiettivo di un’unione sempre più stretta tra le nazioni e i popoli europei in un contesto di pace, libertà, solidarietà, cooperazione. Nel suo ruolo di presidente della Commissione europea, Jacques Delors ha contribuito instancabilmente alla cooperazione tra gli Stati, favorendo un approfondimento dell’integrazione europea senza precedenti. Tra gli architetti dell’euro e del mercato unico, durante il decennio alla guida della Commissione europea si è battuto per l’idea di “Europa sociale” e per i valori collettivi di equità e istruzione. In un periodo di instabilità come quella dei primi anni Ottanta, gli anni dell’“Eurosclerosi”, ha saputo dare slancio e speranza ad un progetto che faceva fatica a decollare anche per via dello scetticismo e della poca fiducia dei cittadini europei. Ma la storia ce lo insegna: è nei momenti di crisi che l’Europa ha saputo fare i passi più importanti! Jacques Delors è stato il faro che ha saputo guidare la nostra Unione nei momenti critici, come sottolineato qualche giorno fa dalla Presidente Ursula von der Leyen, lavorando instancabilmente per un’Europa più forte e unita, capace di affrontare sfide globali con determinazione. Permettetemi di sottolineare come la dedizione di Jacques Delors alla costruzione europea abbia ispirato generazioni successive di leader e la sua eredità persiste ogni giorno per il raggiungimento condiviso di un futuro prospero ed equo. Una volta Jacques Delors disse che l’Europa ha bisogno di un’anima, con la convinzione che tra gli europei ci voglia una vera comprensione reciproca e non soltanto interessi comuni. Bisogna tenere viva questa fiamma, trarre ispirazione dalla sua visione e dall’ impegno nel plasmare un continente più unito, solidale, pacifico con democrazie sempre più partecipative, come cittadini, elettori ed europei. Claudia COLLACapo RappresentanzaRappresentanza della Commissione europea a Milano Per rivedere l’intero convegno: https://www.radioradicale.it/scheda/720034

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UN PELLEGRINAGGIO DI PREGHIERA IN TERRA SANTA

Siamo lieti di annunciare un pellegrinaggio speciale firmato Fondazione Ambrosianeum e GeaWay Tour Operator: UN PELLEGRINAGGIO DI PREGHIERA IN TERRA SANTA A GERUSALEMME PER INVOCARE LA PACE Dal 18 al 21 Marzo 2024 La guerra in corso in Medio Oriente non può lasciarci indifferenti e chiede un coinvolgimento che vada oltre l’auspicio che presto possano aprirsi strade per la pace. Da qui l’idea di andare in Terra Santa «per una preghiera di intercessione e di pace», come segno del non volersi arrendere all’inevitabilità della violenza. Niente potrà essere come prima dopo le orrende violenze di Hamas del 7 ottobre e la spropositata reazione dell’esercito di Netanyahu, i 23 mila morti a Gaza e quelli in Cisgiordania, le vittime e i patimenti di ostaggi e famiglie. Nonostante questo, a Gerusalemme sinagoghe, chiese, moschee, strade e mura sono luoghi di preghiera, pietre vive di speranza contro ogni speranza, semi di vita, spinte a rialzarsi da tensioni secolari. Pregare a Gerusalemme è riconoscersi fragili ma non impotenti, limitati ma non predestinati al buio, bisognosi di cambiare a partire da sé. A partire da queste riflessioni, la Fondazione Culturale Ambrosianeum e Geaway Tour Operator promuovono un Pellegrinaggio di solidarietà a Gerusalemme dal 18 al 21 marzo. Quattro giorni e tre notti dedicati a momenti di preghiera e riflessione in luoghi significativi della Città Santa, intervallati da incontri con personalità coinvolte in prima linea nel dialogo per la pace. Non mancheranno spazi per la preghiera e meditazione personale ma, come disse Carlo Maria Martini “Intercedere non vuol dire semplicemente ‘pregare per qualcuno’, come spesso pensiamo. Letteralmente significa ‘fare un passo in mezzo’, fare un passo in modo da mettersi nel mezzo di una situazione. Intercessione vuol dire allora mettersi là dove il conflitto ha luogo, mettersi tra le due parti in conflitto. Non si tratta quindi solo di articolare un bisogno davanti a Dio (Signore, dacci la pace!) stando al riparo. Si tratta di mettersi in mezzo”. Per questo motivo, soprattutto in questo tempo drammatico, è importante promuovere un pellegrinaggio in Terra Santa; mentre spirano venti cupi di guerra è necessario non arrendersi alla violenza del terrorismo e del conflitto. Tutte le informazioni dettagliate nel piano di viaggio riportato. Per informazioni e prenotazioni – entro il 31 Gennaio: https://geaway.it/prodotto/israele-18-21-marzo-2024 oppure chiamando il 039/6894440

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Una goccia nel mare – Concerto di Natale in Ambrosianeum

Il tradizionale concerto natalizio organizzato da alcuni anni da Noifuturoprossimo con la partecipazione di CoopIndialogo, Azione Cattolica ambrosiana e FAAP ha avuto quest’anno una nuova cornice. Si è infatti svolto presso la Fondazione Ambrosianeum che ha contribuito oltre ad ospitare e promuovere l’evento, anche con i canti eseguiti dal coro Modus Novi Ensamble che ha guidato i presenti in una elevazione musicale legata al tempo di Natale. Come negli scorsi anni l’incontro è stata anche l’occasione per sensibilizzare i partecipanti alle necessità di una comunità di suore francescane che vivono a Betlemme presso le quali ogni anno in estate vengono ospitati gruppi che vogliono trascorrere qualche giorno in Terra Santa per incontrare i cristiani che lì ancora vivono. Il difficile momento che questa comunità sta vivendo, date le gravi condizioni legate al conflitto in atto in tutta la Cisgiordania e in particolare a Gaza, troverà un sostegno (una goccia nel mare) grazie ai generosi contributi raccolti (1900 €) e già inviati alla superiora del convento suor Luisa Zaitoun  Grazie a quanti hanno a cuore i cristiani che con difficoltà cercano di continuare a vivere in Terra Santa, con l’auspicio che il nuovo anno porti presto la vera PACE in quei luoghi come nel resto del mondo Gianluigi pizzi

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PREMIO LAZZATI A MARCO GARZONIO

Marco Garzonio, nato a Milano il 3 Settembre 1939, ha ricevuto il Premio Lazzati elargito dalla Fondazione Ambrosianeum a illustri benefattori e artefici del bene comune, nella storica sede della Rotonda dei Pellegrini, accompagnato da una memorabile “laudatio” tenuta dal card. Gianfranco Ravasi (prefetto emerito Pontificio Consiglio Cultura), con gli interventi di Fabio Pizzul (presidente Ambrosianeum), e Guido Stella (famiglia Lazzati), alla presenza dell’Arcivescovo msg. Mario Delpini, che ha chiamato tutti i figli della Chiesa a impegnarsi per il bene comune. Sempre attuale la figura di Giuseppe Lazzati (1909 – 1986, educatore, padre costituente, amico del Pontefice Paolo VI, direttore, rettore) Lazzati ispira l’azione culturale oggi, intesa come “vocazione”, cioè risposta di amore all’amore, impegno etico e professionale a tessere relazioni per il bene comune. Ancora oggi lo ricordiamo con le parole bibliche, che descrivono l’azione pubblica a cui sono chiamati tutti i cittadini: custos quid de nocte? Sentinella quanto manca al mattino? Nella luce di questa memoria, carica di senso paterno e di sapienza cristiana, la laudatio di Ravasi, si svolge con una premessa, due tavole (potremmo dire: una soggettiva e una oggettiva) ciascuna con quattro elementi, e una conclusione. La premessa è tratta da Rainer Maria Rilke: “se un essere umano deve ringraziare un essere umano per qualcosa, questo deve rimanere un segreto tra i due”. La prima tavola riguarda: il primo incontro di Ravasi con Garzonio nel 1986, e un successivo incontro alla presentazione di un libro di Garzonio: “Gesù e le donne”. Secondo: una collaborazione di Garzonio con Ravasi Prefetto dell’Ambrosiana nel portare alla luce tanti beni artistici. Terzo: la pubblicazione di una miscellanea di contributi (fra i quali quello del presidente Giorgio Napolitano) per gli 80 anni di Ravasi, a cura di Garzonio, e qui si è vista la rete di relazioni da lui realizzata. Quarto: il suo rapporto con Carlo Maria Martini (Garzonio ne è l’esegeta supremo), pensando al film che ha realizzato con Ermanno Olmi: “Sono uno di voi”. Dunque, si può vedere la passione di Garzonio per l’uomo, e per le parole che aiutano gli uomini. C’è poi una seconda tavola, con altri quattro registri, quattro ruoli che contribuiscono a descrivere il profilo di Garzonio. Primo: l’uomo di fede (una fede ritrovata dopo un faticoso cammino insieme ai suoi maestri, Lazzati, Barbareschi, ecc.). Secondo: l’uomo che indaga l’animo con la psicanalisi, alla scuola di Jung, e pensiamo alle parole scritte all’ingresso della casa di Jung: “vocatus atque non vocatus Deus aderit”, che sia invocato o non invocato Dio verrà” (vi intravediamo il concetto di “grazia” paolina presente in Paolo apostolo delle genti, e di “grazia” petrina che dal proprio popolo si estende a tutti i popoli, con Gesù stesso “inviato alle pecore perdute della casa di Israele” (Matteo 15). Terzo: l’uomo giornalista e scrittore, conoscitore di figure come Ambrogio, Schuster, Martini, e tanti altri. Quarto: l’uomo milanese che ama Milano (quanti rapporti ha scritto su Milano, quanto amore per questa città). Concludo con una poesia di David Maria Turoldo, scritta poco prima di morire: “Fratello ateo, alla ricerca di un Dio che non so darti, attraversiamo insieme il deserto, andiamo oltre la foresta, liberi e nudi, verso il nudo Essere, là dove la Parola muore” (perché saremo nella visione). Grazie. La parola a Garzonio. Oggi è il giorno della riconoscenza. Riconoscenza per la vita e la mia generazione (la generazione venuta fuori dalla guerra, guerra che sapete cos’è, guerra oggi così tanto pornograficamente descritta). Riconoscenza per mia moglie Federica, i miei maestri, i miei amici. Dovrei toccare tanti altri punti. Ora vogliamo impegnarci nella ricostruzione, in uno spirito ricostituente di conciliazione. Penso al gruppo del viaggio in Terra Santa. Vi chiedo: stasera pensiamoci e preghiamo. Preghiamo per la pace, perché non ci sarà pace nel mondo, senza la pace in Terra santa. Alen Pandolfi – Medico di base – Studente Università Terza Età

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TESTORI: GIOVANI AFFAMATI DI CRISTO

Martedì 28 Novembre 2023, alla Fondazione Ambrosianeum si è svolta una conferenza di presentazione del volume “Giovani affamati di Cristo”, contenente due testi di Giovanni Testori rivolti ai giovani, pronunciati nel 1979, e pubblicati grazie al lavoro di Fabio Pizzul e Giuseppe Frangi, che scrivono le due introduzioni del volume. Queste parole di Testori vengono rivolte ai giovani di oggi – ha notato don Luca Bressan – con accenti che ricordano le lettere dell’apostolo Giovanni: “figlioli, scrivo a voi…”, per comunicare il messaggio antico e sempre nuovo dell’Incarnazione, cioè l’amore che riempie i cuori affamati. Come questo può avvenire, lo hanno ricordato gli interventi di Marco Garzonio, Alessandro Zaccuri, Marina Corradi, raccontando le loro esperienze. Marina Corradi ha conosciuto questo amore pacificante nelle Confessioni di Sant’Agostino, e lo ritrova nel dialogo fra due maestri, come Giussani e Testori, intitolato “il senso della nascita”. Alessandro Zaccuri ha notato che il punto di vista di Testori è quello dell’Incarnazione, che avviene anche oggi con noi, qui e ora. Marco Garzonio ha illuminato il rapporto fra Testori e Martini, molto diversi fra di loro, ma accomunati dall’essere maestri, cioè padri impegnati a comunicare l’amore ai cuori che ne sono affamati. Lo ha ricordato l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, rivolgendosi a diecimila ministri laici dell’Eucarestia: “voi stessi date loro da mangiare” (Sabato 18 Novembre 2023). Alen Pandolfi – Medico di famiglia – Studente Università Terza Età

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Ambrosianeum, 75 anni di cultura per Milano

Nata nella stagione della ricostruzione post-bellica e “coetanea” della Costituzione repubblicana, la Fondazione rilancia la sua missione di essere luogo di pensiero libero e di stimolo al dialogo e al confronto La storia è nota. L’8 gennaio 1948, da un’idea del cardinale Schuster, sorretto e sostenuto da due campioni del civismo milanese (Enrico Falck e Giuseppe Lazzati), nacque la Fondazione Culturale Ambrosianeum. Certo, allora si doveva innanzitutto ricostruire le case dei milanesi, crollate sotto le bombe. Ma anche rivitalizzare lo spirito dei cittadini, a lungo sopito dal conformismo e dalle privazioni del ventennio fascista, oltre che depresso dal quinquennio della guerra. Lo pensava anche il sindaco Greppi che, insieme alle case, si adoperava per ricostruire il Teatro alla Scala. Sempre nel 1948, ma il primo giorno dell’anno, entrò in vigore la Costituzione Italiana. Anche in questo caso, la storia è nota. Dopo 18 mesi di intenso lavoro, confronto costruttivo e alta mediazione, l’Assemblea costituente (un «crogiolo ardente», per dirla con Dossetti) partorì un testo che doveva saper guardare lontano. Pure qui si doveva ricostruire. Non solo il sistema istituzionale, appena passato con il referendum del 2 giugno 1946 dalla monarchia alla repubblica, ma anche – le cose vanno di pari passo – i diritti negati, le libertà represse, l’uguaglianza calpestata. Così, non sorprende se nella serata della ricorrenza del settantacinquesimo anno di Ambrosianeum, lo scorso 25 ottobre, si sia parlato della nostra Costituzione. Quella attuata, e, soprattutto quella da attuare. In fondo le cose vanno di pari passo: non ci potrebbe essere Ambrosianeum – realtà di approfondimento, dibattito, confronto, promozione di cultura, arte, civismo, solidarietà -, se non ci fosse una Costituzione democratica come la nostra. E forse non ci potrebbe essere Ambrosianeum in una realtà diversa da quella milanese: città densa, civica, con una governance pluralista (non solo trainata dalla politica), dove i diversi attori (pubblico, grandi corporation, professionisti, terzo settore) dialogano cercando di mettere a frutto opportunità e condividere saperi. Il legame con la città Ambrosianeum – a partire dal nome – ha un rapporto stretto con la città. Per trent’anni a cominciare dal 1990, con il supporto dell’editore Franco Angeli, ha addirittura pubblicato un Rapporto annuale dedicato a Milano, cercando di scavare tra i desideri, i problemi, le incertezze dei milanesi. Mettendo in luce i trend, anticipando le difficoltà e, in definitiva, ergendosi come un autorevole punto di vista critico, ma sempre costruttivo, dell’operato dell’amministrazione cittadina. Settantacinque anni di pensiero libero, che costituiscono un bagaglio culturale importante per proiettarsi nel domani. Come farlo? Già, perché si potrebbe provocatoriamente obiettare che un luogo fisico – seppur prestigioso – nel centro di Milano per fare cultura, oggi non è necessario. In fondo è solo un puntino nella galassia della società dell’informazione che, grazie alla tecnologia, ha esponenzialmente aumentato sia il flusso informativo che ciascuno di noi riceve (anche stando seduto sul proprio divano), sia la velocità con cui, prima, valorizziamo le informazioni e, poi, le releghiamo al dimenticatoio. Farsi domande Al contrario, la nostra società – e, così, la nostra città – è carente di luoghi dove fermarsi, approfondire, pensare. In modo libero, non necessariamente legato alla stringente attualità. Luoghi dove è possibile astrarsi dal quotidiano, farsi domande di senso, anche spirituali. Dove, per dirla meglio, accogliere pensieri, idee, talenti. Nel 1979 Walter Tobagi sul Corriere della Sera, a proposito del ruolo dei giornalisti, si domandava provocatoriamente: «Si fa cultura, o bivacco culturale?». Vi era la consapevolezza che i giornalisti devono difendersi dagli inganni e provare a dare maggiori strumenti per far capire chi sono gli italiani. Oggi quegli inganni li chiameremmo fake news, in cui ci imbattiamo, tutti, quotidianamente. Ecco, allora, il valore di avere spazi di approfondimento, di confronto, di elaborazione. Servono per capire il presente e, soprattutto, provare a guarire un poco da un altro dei mali di oggi: il presentismo. Visione a breve, assenza di memoria, incapacità di progettare, mancanza di prospettiva, schiacciamento sul qui e ora, pochissima spiritualità. Qui parte la sfida di Ambrosianeum e delle realtà che promuovono cultura in generale. Ne abbiamo ancora bisogno. Ed è meglio farlo guardandosi negli occhi e stringendosi la mano. Martino LIVA

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Regionalismo differenziato: troppa distrazione

Il regionalismo differenziato continua il suo cammino in Parlamento nella distrazione più totale dell’opinione pubblica, eppure potrebbe cambiare il volto del nostro Stato. Se ne è parlato sabato mattina in Fondazione Ambrosianeum con due docenti dell’Università Cattolica e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. La professoressa Floriana Cerniglia ha espresso molti dubbi riguardo l’utilità di quello che potrebbe diventare un vero spezzatino di politiche pubbliche che metterebbe a rischio la già fragile capacità di innovazione e sviluppo dell’Italia. Le ha fatto eco il professor Massimo Bordignon che, se da un lato non si è detto preoccupato dalla dimensione economica che difficilmente andrà a configurarsi come una “secessione dei ricchi”, dall’altro ha sottolineato il rischio che l’eccessiva differenziazione delle competenze crei confusione per cittadini e imprese. La frantumazione delle politiche, poi, più che favorire potrebbe mettere a rischio l’efficienza di alcune politiche e questo sarebbe davvero un problema per tutti.Il disegno di legge Calderoli, ormai al termine del cammino in commissione al Senato, potrebbe essere approvato in tempi brevi, e mette totalmente in capo a una trattativa tra i governi regionali e quello statale la possibilità di delegare alle diverse regioni 23 materie che corrispondono ad oltre 500 funzioni.C’è poi la questione dei cosiddetti LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, che dovrebbero essere assicurati in modo uniforme in tutta Italia, ma con quali risorse? Le attuali grandi differenze nella qualità dell’erogazione dei servizi nei diversi territori avrebbe bisogno di maggiori risorse per poter essere sanata, ma quella del regionalismo differenziato è una riforma che dovrebbe avvenire senza che lo Stato spenda un euro in più. Difficile capire come questo possa avvenire e permane anche un dubbio: una volta definiti i LEP (e la commissione che aveva il compito di farlo ha praticamente concluso il suo lavoro individuandone 223) non è che lo Stato si senta deresponsabilizzato riguardo a quelli che saranno messi sotto la responsabilità delle regioni? E in questo caso, chi ne garantirà l’effettiva erogazione?Più domande che certezze, dunque, e molti dubbi sull’effettiva efficacia della nuova prospettiva istituzionale.E’ parso, al contrario, molto fiducioso e convinto della necessità del regionalismo differenziato il presidente Fontana che ha esplicitato come l’obiettivo si solo quello di offrire ai cittadini istituzioni più efficienti. Fontana ha detto che si tratta solo di applicare la Costituzione e che la questione della diminuzione del residuo fiscale, ovvero l’obiettivo di trattenere in Lombardia i soldi dei lombardi, è assolutamente secondaria rispetto all’efficientamento delle politiche pubbliche che potrebbe derivare da una maggiore responsabilità in capo alle regioni. Una novità rispetto a quanto sempre sostenuto dalla Lega, anche perché Fontana ha sottolineato la necessità di mantenere e, se necessario, anche aumentare la perequazione tra le regioni. Il presidente lombardo ha anche affermato di non essere intenzionato a chiedere la cessione di tutte le 23 materie possibili, a cominciare dall’istruzione, ma di preferire poche materie e relative funzioni che possano davvero consentire alla Lombardia di lavorare con maggiore efficienza, citando come esempio le bonifiche.Il regionalismo differenziato pare dunque marciare a tappe forzate, ma i dubbi su un possibile squilibrio tra regioni e su un’eccessiva frammentazione di politiche che difficilmente potrebbero essere gestite da singole regioni, da quelle energetiche a quelle infrastrutturali, rimangono molto forti.Non è stato possibile assistere al confronto tra il presidente Fontana e il vicepresidente del Consiglio regionale, Emilio Del Bono, per un imprevisto che ha tenuto lontano quest’ultimo dall’incontro, la sensazione che rimane al termine della mattinata è, però, che si stia discutendo troppo poco di una riforma che potrebbe intaccare in modo pesante l’organizzazione e gli equilibri delle nostre istituzioni. Fabio Pizzul

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75° Fondazione Ambrosianeum

Che cosa immaginavano 75 anni fa i padri costituenti nel momento in cui entrava in vigore la nostra Costituzione?Forse un’Italia capace di risollevarsi dal dramma della guerra, di superare una povertà diffusa, di aprirsi a relazioni internazionali all’insegna della pace e della cooperazione, di promuovere una partecipazione diffusa a una repubblica capace di non escludere nessuno. Immaginavano forse un’Italia unita nello sforzo di eliminare le tante differenze e diseguaglianze che il Paese uscito dalla guerra portava con sé. Che cosa immaginavano 75 anni fa i fondatori di Ambrosianeum quando davano vita a un sodalizio culturale di ispirazione cattolica nel cuore della città di Milano?Forse una Milano capace di ricucire le drammatiche divisioni causate dal ventennio fascista e dalla guerra che aveva duramente colpito la città. Forse una chiesa in grado di restituire un senso e un futuro alle tante famiglie distrutte dalle violenze del conflitto. Cosa possiamo dire oggi a 75 anni di distanza? Probabilmente che l’Italia ha per almeno tre decenni fatto passi da gigante, per poi ripiegarsi su se stessa, forse sazia di un benessere conquistato contro ogni pronostico e non trasformato in consapevolezza di avere la responsabilità di essere degni di chi ha lottato per costruire una democrazia che oggi diamo con troppo leggerezza per scontata.Forse possiamo anche dire che la cultura cattolica ha fornito un contributo decisivo alla città di Milano grazie alla concretezza di una fede incarcata e laboriosa che oggi, però vive la prova di un crescente individualismo che, come sottolinea anche l’Arcivescovo nella lettera pastorale di quest’anno, frantuma le relazioni e la comunità. Che cosa vogliamo fare, allora, oggi? Vogliamo fare memoria della Costituzione per ricordare a noi tutti che ci affida un compito che non è ancora concluso, quello di far sì che Tutti i cittadini pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Non fatto altro che riproporre l’articolo 3 della nostra Costituzione.Ed è da qui che vorremmo partire, provando a fidarci del nostro futuro, come ha scritto il presidente Mattarella nell’introduzione al libro di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ma soprattutto, almeno per questa sera, autore di “Uguali per Costituzione – Storia di un’utopia incompiuta dal 1948 a oggi”, Feltrinelli.Da questa riflessione sull’uguaglianza siamo voluti partire per celebrare questo doppio settantacinquesimo. Fabio Pizzul Milano, 25 ottobre 2023

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