La Rotonda del Pellegrini
La Rotonda del Pellegrini fu progettata da Pellegrino Tibaldi nel 1573, detto “il Pellegrini” (Valsolda 1527 – Milano 1596) su incarico di Carlo Borromeo, divenuto arcivescovo di Milano nel 1563. Siamo in età spagnola e nel pieno della controriforma di cui Carlo Borromeo è protagonista e ideologo; conscio del potenziale di evangelizzazione dell’arte, redige un trattato per la riforma architettonica e decorativa degli edifici religiosi e non, basata su principi di decoro e funzionalità. L’arcivescovo chiamò quindi a Milano Pellegrino Tibaldi, poliedrico artista e principale interprete della riforma: architetto, pittore e ingegnere militare (Ravenna), aveva esordito a Bologna e lavorato a lungo a Roma. Per Carlo Borromeo edificò il collegio Borromeo a Pavia (1564-69) e il cortile della Canonica (1565-72) a Milano, dove, come architetto del Duomo, dal 1567, progettò la ristrutturazione del presbiterio, in seguito gli fu affidata tutta l’area dell’arcivescovado. Per i gesuiti realizzò la chiesa di S. Fedele (1569-79), prototipo più celebre dell’architettura della controriforma e progettò, dopo la peste del 1576, la chiesa votiva di S. Sebastiano (edificio perfettamente cilindrico in via Torino finito nel 1617). Nel 1577 si occupò del rifacimento della chiesa di S. Gaudenzio a Novara. Fu anche architetto apprezzato dai nobili milanesi per i quali progettò il palazzo Erba Odescalchi, conosciuto come Palazzo Cusani, palazzo Spinola, oggi Società del Giardino in via San Paolo e il palazzo Prospero Visconti, in via Lanzone. Sua è anche la bellissima Villa d’Este a Cernobbio. In queste opere Tibaldi fornì soluzioni originali nella tradizione michelangiolesca (ma importanti furono anche i suoi riferimenti alla tradizione lombarda e veneta), con una riflessione sugli ordini architettonici, come discorso logico legante tutta l’architettura, nella quale si stabilisce un rapporto gerarchico fra ordini, superficie muraria ed elementi decorativi, con una riconsiderazione di origine bramantesca della spazialità romana.
La pianta decagonale dell’edificio è forse dovuta al ristretto spazio triangolare, che precedentemente ospitava un giardino, e alla possibile preesistenza di un edificio circolare. Venne progettata come scuderia per l’Arcivescovado, secondo uno schema inconsueto: tre piani d’altezza, l’ultimo dei quali coperto esternamente da un tetto a dieci falde. I primi due piani erano dedicati alle scuderie (uno per i cavalli ed uno per i muli), la grande sala voltata accoglieva invece i fienili. In tutti l’impianto è analogo: uno spazio circolare coperto da una volta al centro e un ambulacro perimetrale decagonale con voltini di raccordo. Fu definito “elegantissimo tempio” nel racconto di un cronista, il Bianconi, che annota anche la perplessità dell’arcivescovo (il futuro San Carlo) sulla “soverchia bellezza di quest’opera che non doveva servire che a cavalli”.
Fondazione Ambrosianeum
La Rotonda del Pellegrini è oggi sede della Fondazione Ambrosianeum ETS. Dopo la ristrutturazione, avvenuta negli anni Cinquanta del Novecento a opera di Luigi Caccia Dominioni, nuovi lavori di ammodernamento firmati dal nipote Gregorio hanno interessato l’immobile due decenni più tardi. Nel 2006 un nuovo ciclo di restauri ha infine rifunzionalizzato l’edificio, esaltandone le caratteristiche strutturali e creando nuovi spazi destinati ad ospitare eventi culturali e sociali.
Oggi la Fondazione mette a disposizione dei suoi ospiti due suggestive sale cinquecentesche cui si affianca una terza sala di dimensioni ridotte, e garantisce un’ospitalità di alto livello a conferenze, convegni, mostre e tavole rotonde. Il tutto nel cuore di Milano, in una cornice ricca di fascino e in un contesto di grande valore storico ed estetico. L’ingresso da via delle Ore affaccia su due brevi rampe caratterizzate da ampi gradini bassi funzionali alla destinazione originaria: la rampa di sinistra scende alla splendida Sala Lazzati, alla piccola Sala Rumi, all’atrio, agli uffici della Fondazione e ai servizi; la rampa di destra sale fino al portico sormontato da timpano neoclassico che dà accesso alla Sala Falck.
