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Addio al Prof. Franco Anelli

È scomparso nella serata di ieri, giovedì 23 maggio 2024, il Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Prof. Franco Anelli. Dal 2018 faceva parte del Consiglio Direttivo della Fondazione, cui partecipava attivamente e con interesse seguendone gli sviluppi degli ultimi anni. Il Consiglio Direttivo, Comitato dei Sostenitori e la segreteria di Fondazione Ambrosianeum ETS esprimono tutto il loro cordoglio e vicinanza alla comunità accademica, alla famiglia e agli affetti del caro Professore, per questa improvvisa e tragica notizia. Su questi canali daremo informazioni sulle esequie, appena disponibili.

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Fuorisalone 2024 in Ambrosianeum

La settimana del Fuorisalone ha raggiunto anche Fondazione Ambrosianeum: da Lunedì 15 a Domenica 21 Aprile la nostra sede in Via delle Ore,3 si trasforma in spazio espositivo grazie alle opere di Design Singapore (https://www.fuorisalone.it/it/2024/eventi/4601/Future-Impact-2) Future Impact 2 presenta nuovi lavori commissionati dai designer più innovativi e pionieristici di Singapore che dimostrano come il design possa evolversi per creare un futuro sostenibile. La mostra è presentata dal DesignSingapore Council e curata da Tony Chambers e MC Didero. Venerdì 19 aprile, i visitatori possono partecipare a una festa gratuita con drink singaporeani e un DJ set dal vivo dalle 18:00 alle 22:00. Workshop pratici gratuiti si terranno dal mercoledì 17 al venerdì 19 aprile, dalle 12:00 alle 16:00, con una sessione speciale per incontrare i designer venerdì 19 aprile dalle 14:00 alle 18:00. Visite possibili tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 19.

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Addio a Giorgio Bagliani

Lunedì 1° aprile ci ha lasciati Giorgio Bagliani, all’età di 100 anni. Fondatore, presso la chiesa di Santa Maria del Rosario, del Centro d’azione culturale Walter Tobagi di Milano, nato poco dopo l’assassinio del giornalista, avvenuta il 28 maggio 1980 per mano della Brigata XXVIII marzo a Milano. Presidente della sezione milanese dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid), Bagliani non fu solamente un promotore di iniziative culturali di grande valore ma anche un profondo sostenitore dell’attività di Fondazione Ambrosianeum. In occasione del docufilm “Storie di Ribelli per amore”, di produzione della Fondazione, l’ingegner Bagliani è stato una voce preziosa nel testimoniare l’importanza dell’organizzazione O.S.C.A.R. (Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati) che permise la fuga in Svizzera di ex prigionieri, dissidenti e ebrei durante il periodo bellico. Lo stesso Bagliani, con l’aiuto dell’organizzazione clandestina, varcò il confine nella zona di Varese con abiti clericali per trovare la salvezza e la libertà. L’Ambrosianeum si stringe intorno alla famiglia, nel ricordo di un caro amico dai gesti generosi, come la donazione di uno storico programma delle manifestazioni della Fondazione risalente al 1951. I funerali hanno avuto luogo Mercoledì 3 aprile nella chiesa di Santa Maria del Rosario a Milano.

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Dal nostro pellegrinaggio per la pace in Terra Santa. Giorno 4

Il nostro Consigliere Paolo Dell’Oca è a Gerusalemme con un gruppo di pellegrini partiti con il pellegrinaggio per la pace organizzato da Fondazione Ambrosianeum. In questi giorni condivideremo sul nostro sito qualche riflessione. Sentinella, quanto resta della notte? È (stata) dura scrivere di incontri che si aprivano con la richiesta che nulla di quello che veniva detto fosse poi pubblicato: l’aggiornamento è riuscito quindi più diaristico rispetto a quanto non fosse nelle intenzioni. Le lacrime degli esseri umani non hanno nazione, e abbiamo conosciuto un Israele traumatizzato, che sente di avere vissuto il suo 11 settembre; le reazioni statunitensi (e NATO) all’attacco terroristico del 2001 sono note. Ma trovo che questo tipo di confronti risulti spesso irriguardoso e non mi avventuro in esamine geopolitiche che non mi competono. Oggi abbiamo visitato la comunità di Neve-Shalom (What as-Salam), il cui nome significa “Oasi della Pace”, centro spirituale pluralistico che ha realizzato scuole dell’infanzia e scuole primarie biculturali: le ragazze e i ragazzi che completano il ciclo scolastico parlano ebraico e arabo, hanno studiato una storia più complessa dei loro coetanei e vedono le cose da due punti di vista. Quando entrano nei cicli di studio successivi, all’esterno della comunità, trovano ambienti molto diversi da quelli da cui provengono. È allora che gli anni precedenti acquisiscono un valore. Rientro in Italia con una visione amara ma più tridimensionale rispetto a una settimana fa, e passando per Nicopolis, una delle possibili località in cui è stato ambientato l’episodio evangelico di Emmaus, non posso non ricondurlo alla nostra esperienza, compresa la fatica a realizzare fino in fondo la Pasqua e il senso della vittoria sulla morte. Anche Cleopa e il suo compagno di strada sono molto presi dagli eventi tragici di Gerusalemme, si aspettavano un esito differente dalla loro trasferta. Il nostro sconforto è stato constatare che il tempo della pace in Terra Santa sembra non essere questo. Prima bisogna porre termine al conflitto e poi, e saranno anch’essi giorni terribili, costruire la pace. Marco Garzonio, nel suo “Ritorno a Gerusalemme”, cita Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e a Buchenwald, quando descrive un’impiccagione di tre prigionieri, tra cui un bambino. Scena tragica così prossima a quello che è accaduto in Israele e in Palestina ad ottobre e nei mesi successivi. Questi, che Wiesel chiama “l’angelo dagli occhi tristi”, restò in silenzio durante l’esecuzione; gli altri due invece gridavano la loro fede nella libertà, nell’uomo che conosce il bene e il male ed è libero di operare l’uno o l’altro. Wiesel commenta così la scena del bambino che pende dalla forca: “Dov’è dunque Dio?” E io sentivo in me una voce che rispondeva: “Dov’è? Eccolo: è appeso a quella forca”. La notte è il titolo del libro di Wiesel. Sentinella, quanto resta della notte? Paolo Dell’Oca

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Dal nostro pellegrinaggio per la pace in Terra Santa. Giorno 3

Il nostro Consigliere Paolo Dell’Oca è a Gerusalemme con un gruppo di pellegrini partiti con il pellegrinaggio per la pace organizzato da Fondazione Ambrosianeum. In questi giorni condivideremo sul nostro sito qualche riflessione. Ma il sepolcro è vuoto Se ieri eravamo nei luoghi della Natività, oggi siamo stati su quelli della Pasqua: il collegamento l’ha spiegato ieri P. Patton: il Natale è orientato alla Pasqua; Gesù nella mangiatoia (che pare un po’ una bara) è mostrato avvolto in bende in una grotta, come sarà nel sepolcro. E in molte rappresentazioni gli occhi di Gesù neonato sembrano già sapere molto di quello che l’aspetterà. Oggi, nel 166° giorno di guerra, il sepolcro era vuoto, ma davvero: non c’era praticamente nessun altro pellegrino al di fuori di noi. Abbiamo incontrato Padre Ibrahim Faltas, Vicario Custodiale di Terrasanta, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa ed una giornalista ebrea israeliana. La gente è stanca, su questo sono d’accordo tutti. Ma ognuno a suo modo riporta che il giorno è fatto dalla notte, che certe notti sembrano non finire mai, ma l’alba arriva sempre. Sovviene in mente il Cardinale Martini, quando diceva che «Qui tutti vogliono la pace, però nessuno vuole pagarne il prezzo». Pierbattista Pizzaballa è stato incardinalato il 30 settembre e 7 giorni dopo c’è stato il massacro di Hamas. Padre Ibrahim Faltas, egiziano, nel 2002 fu assediato nella Basilica della Natività per 39 giorni e guidò le trattative tra israeliani e palestinesi. Le loro parole, e quelle della giornalista, han dato profondità alla comprensione dell’inferno che le popolazioni stanno attraversando, e non abbiamo potuto non stupirci che l’ONU oggi abbia certificato Israele come il 5° Paese più felice del mondo. “Dipende dalla solidarietà sociale interna”, ci spiega chi è andato a leggere come è stata stilata la classifica. Della solidarietà della popolazione italiana e del nostro Governo ci parla invece p. Ibrahim: quasi 160 bambini palestinesi feriti sono stati trasportati con tre velivoli militari e una nave in tutta Italia, per essere medicati. Un’operazione molto complessa, che l’Italia sia apripista per altri Paesi europei? E forse un po’ apripista è il nostro gruppo: a diversi tra noi la situazione è parsa ancora più grave di quanto non si sapesse già, ma è indubbio che questi incontri, per cui veniamo puntualmente ringraziati, costituiscono un metterci in mezzo, in senso lato un’intercessione. L’auspicio condiviso dai nostri interlocutori è che la GEAway riesca ad organizzare altri pellegrinaggi come questo, fiammelle trepidanti in questa notte. Paolo Dell’Oca

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Dal nostro pellegrinaggio per la pace in Terra Santa. Giorno 2

Il nostro Consigliere Paolo Dell’Oca è a Gerusalemme con un gruppo di pellegrini partiti con il pellegrinaggio per la pace organizzato da Fondazione Ambrosianeum. In questi giorni condivideremo sul nostro sito qualche riflessione. Archeologi di pace Dopo essere saliti a Gerusalemme ieri, oggi siamo andati a Betlemme. Nessuna stella ha potuto guidare la corsa del nostro pullman, giacché ha piovuto incessantemente e quindi siamo incappati in diverse strade bloccate. I poster in aeroporto con i volti degli ostaggi ancora in mano ad Hamas, le bandiere israeliane su numerosi edifici e il deserto di turisti sono segnali visibili di una guerra pulsante in questa Terra Santa, terra che è stata definita come il quinto Vangelo. Padre Francesco Patton, incontrato prima di partire per il nord, ha citato Rachel Goldberg, portavoce dei genitori degli ostaggi: “Noi dobbiamo comprendere la sofferenza dei palestinesi di Gaza e loro devono comprendere la nostra”. Tenere il cuore sgombro dai sentimenti negativi è la cosa più difficile, e la pace si costruisce con quello che facciamo, ma anche con quello che diciamo. P. Patton ci ha ringraziato per essere venuti in Israele “Già questo è un lavorare per la pace”, e quando nel pomeriggio abbiamo visitato l’Istituto Effatà Paolo VI per le bambine e i bambini audiolesi, le Suore Dorotee, i cui superpoteri annichilirebbero qualunque personaggio Marvel, ci han confessato commosse che eravamo i primi visitatori da ottobre. Il 168° Custode di Terrasanta ha precisato anche l’importanza del linguaggio, comunicazione che può essere comunione, segnalando due rischi da evitare: da una parte l’equidistanza assoluta dai problemi, una distanza di sicurezza come se fossimo al cinema, e dall’altra l’atteggiamento estremo del tifoso. D’altronde il sistema comunicativo non rappresenta la realtà, ma ne rappresenta una frazione emozionante, l’eccezione. Non fa notizia il cane che morde l’uomo, ma l’uomo che morde il cane. Conoscere il passato è una chiave necessaria per capire il presente, ci spiega Anton Salman, sindaco di Betlemme, avvocato cattolico, in un interessantissimo incontro in continuità con la nostra sete di comprensione. La cura dell’informazione è anche una delle sveglie (l’immagine non piacerà a don Alessio Albertini) che Suor Sandra Castoldi ci invita a suonare: tenere acceso il cervello, con fede, speranza e carità (ben educate, intendiamoci), può dar vita ad un’economia alternativa. La pace è dei miti, conferma l’illuminante Alessandra Guzzetti (giornalista di TV2000), e bisogna allenarsi a cercare la luce in ogni buio. In una frase della madre di un ostaggio, per esempio. Dobbiamo essere archeologi di pace, chiosa Rossella, una pellegrina. Paolo Dell’Oca

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Dal nostro pellegrinaggio per la pace in Terra Santa. Giorno 1

Il nostro Consigliere Paolo Dell’Oca è a Gerusalemme con un gruppo di pellegrini partiti con il pellegrinaggio per la pace organizzato da Fondazione Ambrosianeum. In questi giorni condivideremo sul nostro sito qualche riflessione. Dal Dal Monte Scopus   “Perché vai a Gerusalemme?” L’alacre funzionaria della sicurezza non desiste, le risposte che le do non la convincono, probabilmente non convincerebbero neanche me. O forse sono quei timbri ucraini sul passaporto. “Lei mi parla di cultura e sociologia e arte e Rapporti sulla Città e corsi di medicina: ma allora cosa c’entra Fondazione Ambrosianeum con un pellegrinaggio?”, m’incalza, a ragione. Anche Martini quando gli fu chiesto perché avesse scelto di vivere a Gerusalemme rispose che non lo sapeva. E mica lo dico io, lo scrive il promotore di questo viaggio, Marco Garzonio, nel suo “Ritorno a Gerusalemme” (gradito omaggio dei tour operator della GeaWay, cui va il merito dell’organizzazione). Nel 2019 come Fondazione Ambrosianeum conducemmo con Caritas Ambrosiana e Fondazione Arché un percorso sull’accoglienza delle persone migranti rivolto ai giovani della diocesi intitolato “Un altro modo è possibile”. Quale modo? Non lo sapevamo, ma non poteva essere quello il nostro modo. Anche quello è un punto di partenza: sapere cosa non è il tuo. Per il Papa, e per ogni cristiano, tutte le guerre sono guerre civili; quelle che finiscono sui telegiornali e quelle che invece non finiscono, sembrano infinite. E allora si va a Gerusalemme perché non se ne può più di rimanere a casa, si va in Terra Santa ad ascoltare la voce di chi sa ascoltare il dolore dell’altro. Intercediamo con i nostri corpi, facciamo un passo in mezzo, per scoprire se per caso abbiamo la vocazione del seme e, insieme alle comunità che ognuno di noi ha in Lombardia, riusciremo presto o tardi o più tardi a far germogliare qualcosa. Che se scoppiasse la pace in Terra Santa, ci sarà pace in tutto il pianeta. Gerusalemme è l’ombelico del mondo, tra tre continenti e tre religioni. Siamo qua, in 18, a cercare la pace. È strano venire a cercarla qua, ma il pellegrino è, etimologicamente, colui che attraversa i campi, straniero al suo tempo e alla sua terra. Lo straniero fa cose strane, gli altri mica lo capiscono. Fa semine piccole, o almeno ci prova. Perché vai a Gerusalemme? Paolo Dell’Oca /*! elementor – v3.19.0 – 07-02-2024 */ .elementor-widget-image{text-align:center}.elementor-widget-image a{display:inline-block}.elementor-widget-image a img[src$=”.svg”]{width:48px}.elementor-widget-image img{vertical-align:middle;display:inline-block}

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CANTARE LA FEDE OGGI

Un centinaio di persone ha partecipato – nella mattina di sabato 9 marzo – a un incontro di confronto, ricordo, ricerca sul futuro del canto religioso. Organizzato dalla Fondazione Culturale Ambrosianeum (con il patrocinio dell’Azione Cattolica milanese, della casa discografica Rusty Records e de La Gloria Music), e il benvenuto da parte del Vicario Generale della Diocesi Mons. Franco Agnesi e di don Riccardo Miolo (del Servizio diocesano per la Pastorale Liturgica), ci si è interrogati sul tema “Cantare la fede oggi”. L’occasione è stata data dal ricordo di Gianni Rugginenti (scomparso a 77 anni nello scorso settembre), fondatore dell’omonima casa editrice e dell’etichetta discografica Rusty Records. Dalla metà degli anni Sessanta, partendo dalla sua esperienza in seno all’Azione Cattolica milanese, Rugginenti (per tutti e da sempre “il Rusty”) è stato colui che ha avuto il coraggio di “osare” nel rinnovamento della musica religiosa, al servizio della liturgia e dell’animazione, “contagiando” in questa avventura tanta gente. Guidati da Fabio Pizzul, presidente dell’Ambrosianeum, sono intervenuti più relatori, non per costruire un ricordo nostalgico della figura di Rugginenti ma per provare ad attualizzare la sua esperienza come spunto di risposta alla domanda: “Come cantare oggi la fede? Quali le sfide del canto religioso, fuori e dentro la liturgia?”. Daniela Paci ha ripercorso l’esperienza della Commissione Musicale dell’Azione Cattolica, quell’esperienza che dagli anni Settanta ha raccolto le esigenze di cambiamento poste dal Concilio Vaticano II, ha portato alla pubblicazione delle raccolte “Insieme”, ha animato non solo le celebrazioni e i momenti comunitari ma ha dato una spinta di crescita al “cantare la fede (fondamentale fu l’incontro con Mons. Pierangelo Sequeri: “ci fece conoscere le parole nuove di cui sentivamo il bisogno per raccontare la fede”). Giovanni Marchisio ha ricordato l’avventura umana, cristiana, imprenditoriale a tutto tondo di Rugginenti (avventura raccontata nel recente libro “Sono nato da un sorriso” edito da Volontè & Co), avventura che ha ruotato intorno a quattro concrete parole chiave: Grazie (ricordata anche dall’ascolto di una canzone scritta dal Rusty: “Grazie per questi amici”), Servizio, Fiducia, Sorriso. Parole chiave che hanno permesso a Rugginenti di “dire la sua” non solo nella musica religiosa, ma altresì nella musica classica, nella didattica musicale e in tanto altro. Andrea Marco Ricci – che con la sua etichetta La Gloria Music porta avanti la missione di unire tradizione e innovazione – ha delineato i tratti caratterizzanti dell’eredità che Rugginenti ha lasciato nel canto religioso: il ruolo dell’editore come “operatore culturale appassionato” attorno a cui si costruiscono relazioni, e capace tra l’altro – come testimone autentico che parla di Verità e Vita – di cogliere le sfide e i linguaggi del nuovo contesto in cui operiamo oggi. L’intervento di Luca Diliberto ha posto un forte accento su due elementi fondanti del “cantare la fede”: la dimensione comunitaria e la valenza educativa del canto nel percorso di fede. Una ricerca dell’autentico valore del canto, che non è un semplice abbellimento della liturgia, bensì il racconto della fede vissuta dell’intera comunità: questo richiede attenzione alla qualità teologica e spirituale nella stesura dei testi, e cura nella costruzione dei repertori. Guido Meregalli nel suo intervento ha raccontato il canto come “balsamo”, capace di restituirci la piena funzione evangelizzatrice della liturgia a patto che si lavori al rinnovamento della stessa su cinque piste: linguistico, antropologico, teologico, pastorale, ecclesiologico. E su queste piste si cercano esploratori, capaci di rinnovare senza rassegnarsi. Sulla pista del linguaggio si è poi introdotto don Bortolo Uberti, parlando di nuovi linguaggi, tra giovani, musica e fede: come suscitare l’incanto, lo stupore, la meraviglia della fede oggi? “La tradizione è custodire il fuoco, e non adorare le ceneri”, pare abbia detto Gustav Mahler: “cantare la fede” oggi ha bisogno di nuovi linguaggi, e magari anche di ridare dignità ministeriale al ruolo del cantore e del musicista religioso. Il convegno ha fatto riaffiorare storie che vale sempre la pena raccontare, ha evidenziato la passione di molti per il canto religioso, ha lanciato una sfida bella, impegnativa e urgente perché “cantare la fede” non sia questione dei soli addetti ai lavori bensì passione di una comunità che – attorno a testimoni entusiasti come lo è stato Rugginenti – coltivi il gusto di raccontare e alimentare la fede (scriveva Sequeri nell’introduzione a una raccolta di canti: “cantare quello che non potremmo dire e non sappiamo tacere”). A latere dei vari interventi, buoni ascolti “targati Rugginenti”, con brani che andavano da Sequeri a Meregalli e Diliberto, a cura del virtuoso gruppo musicale guidato da Roberto Arzuffi. E in conclusione della mattinata, una sorpresa per tutti: un affettuoso omaggio alla memoria di Rugginenti da parte dei gloriosi Mnogaja Leta Quartet, che sulle note di “Nobody Knows” e di “When the saints go marching in” (che ha trascinato nel canto tutti gli intervenuti) hanno ricordato il loro storico editore e hanno ricordato a tutti che – in fondo – siamo parte di una storia che continua. /*! elementor – v3.19.0 – 07-02-2024 */ .elementor-widget-image{text-align:center}.elementor-widget-image a{display:inline-block}.elementor-widget-image a img[src$=”.svg”]{width:48px}.elementor-widget-image img{vertical-align:middle;display:inline-block}

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