La spiritualità nelle religioni monoteiste

Mercoledi 19 Marzo 2014 ore 18:00
Fondazione Ambrosianeum, via delle Ore 3, Milano
Fino all'altro ieri, "monoteismo" era una categoria d'uso corrente, soprattutto fra i dotti studiosi di storia delle religioni, per indicare un grado di alta perfezione dell'idea di "Dio": di fatto, la concezione del divino più coerente con la filosofia occidentale della ragione, e anche la più degna del pensiero umano del trascendente.

In una manciata di anni, "monoteismo" sembra essere diventato il nome in codice dell'oscurantismo religioso, il peggiore che sia immaginabile. Le tre religioni monoteistiche dell'area mediterranea (giudaismo, cristianesimo, islam) appaiono così, essenzialmente in virtù di questo presupposto, come il seme della violenza fra gli uomini. La compulsiva diffusione della formula, che interpreta il monoteismo religioso come l'ideologia radicale della volontà di potenza, è certamente una semplificazione. È certo che esiste, storicamente, un oscuro rapporto fra le umane tradizioni del sacro e l'oscura pulsione della violenza, che ritorna di generazione in generazione. La violenza è un tema cruciale dell'intera storia umana. In questo senso, contrastarla è problema comune e dovere sacro di tutte le culture umane. Ma, come indica il recente documento della Commissione Teologica internazionale, "Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza", la testimonianza della fede nell'unico Dio deve tenere seriamente conto del disorientamento prodotto dalla semplificazione ideologica associata al concetto di monoteismo.

Il testo dei 30 teologi, che vengono da ogni parte del mondo, si spinge anche a suggerire alla filosofia e alla politica di riprendere coraggio, per riscattarsi dalla deco truzione alla quale questa nostra epoca ci esorta.

In altri termini, sembra venuta l'ora di chiudere i conti con il lavoro distruttivo del caos, per riprendere fiducia nel lavoro costruttivo dello Spirito.